Cartoline dai Mondiali Antirazzisti 2007

di Barra

Lunedì, 16 Luglio 2007

Mondiali AntirazzistiFra la Via Emilia e Best:: Quest’anno i Mondiali Antirazzisti partivano con la scommessa più grande, da vincere: il cambio di sede. Dopo 7 anni di presenza continuata a Montecchio (RE), l’organizzazione ha deciso di spostarsi a Casalecchio di Reno (BO), per la precisione al Centro Sportivo Salvador Allende. Cambiare alle volte è un’esigenza, alle volte la conseguenza di tanti fattori diversi, rimane il fatto che per farlo ci vuole del coraggio, sempre, perché migliorarsi non è mai facile, mentre a fare peggio non ci si mette nulla. Bene, possiamo dire che la scommessa è stata vinta. Le ragazze e i ragazzi dei Mondiali, quelli che organizzano, possono ritenersi più che soddisfatti, perché durante il trasloco non si è “rotto” nulla e la cosa più preziosa, quella che poteva risentire del viaggio, del carico e dello scarico, è ancora lì, come l’avevamo lasciata nel 2006, a tenere insieme tutte le altre, anche quelle che magari dovranno trovare una sistemazione migliore, un posto che gli si addica. Questa cosa a cui teniamo tutti, che sentiamo di dover proteggere, che ci fa tornare lì ogni santa estate, tra sole a picco e zanzare killer, è lo Spirito dei Mondiali Antirazzisti, lo spirito di chi gioca per passione, di chi dimentica la partita del torneo perché sta finendo un’amichevole, che arriva al fischio d’inizio con una birra in mano e non la molla, che giunge distrutto a fine giornata ben sapendo che non chiuderà occhio per tutta la notte…
È con questo spirito che tra i 17 campi del torneo si possono riconoscere, confusi tra la folla, Mandela e George Best, una brigata Garibaldi festante e sfinita che canta insieme ai ragazzi dello Zen di Palermo, la maglia della tua squadra del cuore che si abbraccia con gli avversari di sempre. Si, vabbe’, non è solo lo Spirito dei Mondiali che produce queste visioni, perché danno il loro contributo fondamentale anche le bevande alcoliche di ogni ordine e grado, sapientemente miscelate con prodotti di erboristeria afghana, che scorrono e aleggiano senza sosta dal mercoledì alla domenica. Miscela sapiente, dicevamo, di cui forse nessuno conosce la ricetta, ma che rende questi Mondiali Antirazzisti un piccolo miracolo a cui dire grazie.

Parole e non:: Settemila persone, ventisette nazioni, qualche decina tra lingue e dialetti. Eppure credo che in undici anni si sia sedimentata una sorta di lingua dei Mondiali, buona per cinque giorni, ma tanto basta. Ci si aggrappa al gesto, ai sorrisi, che scardinano tutto, si lanciano sonde linguistiche in attesa che l’altro risponda al segnale, qualsiasi segnale. Nel corso degli anni ha preso forma un linguaggio unico, fatto di sguardi, strette di mano, abbracci, cori e canzoni, musica, ballo e parole, quante ne volete e in ordine sparso, perché per comunicare va bene tutto. Come sempre, comunque, esiste l’eccezione. Esiste una parola che è senza ombra di dubbio la più utilizzata, la parola ufficiale, verrebbe da dire, l’indispensabile. La prima che chi arriva ai Mondiali sa di poter e dover usare e che se ancora non conosce, si affretta ad imparare. È la parola magica, senza la quale i Mondiali durerebbero il tempo del primo fallo laterale o della prima rimessa dal fondo, è la parola mai sussurrata e sempre gridata, la parola che come la lingua dei Mondiali, rotola, vola, rimbalza e schizza via. Si, è proprio quella: “pallaaaa!!!”

Lazionet International:: Quest’anno la campagna acquisti è andata alla grande. Primo incontro e siamo solo in quattro, si gira per i campi e in mezz’ora ritroviamo i ragazzi dell’AHOI! Kikers Bremen, nostre vecchie conoscenze, e un ragazzo di Mantova, Cesco. La squadra è pronta e si gioca (e si vince pure, con due gol dei biancoverdi del Werder). Secondo incontro, sempre in quattro siamo, ma i ragazzi del Brema stanno giocando, quindi bisogna rimettersi in cerca di nuovi compagni di squadra. Questa volta ci buttiamo sulla tribù, sempre numerosissima, dei marsigliesi, gli Ultras Marseille per la precisione. Ora, immaginare solo qualche anno fa che un ultras del Marsiglia (in questo caso addirittura tre!) accettasse di difendere i colori di una squadra di tifosi della Lazio, era un qualcosa che poteva tranquillamente avere a che fare con il paranormale. Questa volta, invece, l’unico scoglio da superare è stata la stanchezza, visto che la loro squadra aveva appena giocato. Morale della favola quattro laziali e tre marsigliesi per un pareggio a reti inviolate e alla fine maglia di Lazionet per loro. Terza partita e siamo solo in sei e sempre uno ne manca, ma arriva in nostro soccorso Matteo, storica colonna portante dello C.S.A.P.S.A., quelli che, per intenderci, ci hanno poi eliminato agli ottavi. Anche in questo caso si pareggia e vai col tango. Mancano due partite del girone eliminatorio, le dobbiamo vincere e continuiamo ad essere i sei, che si fa? Ci pensa il Comandante Stepphen, che in veste di Osservatore Ufficiale di Lazionet, intercetta Adeline e Terry, giocatrici del Bologna Calcio Femminile in avanscoperta ai Mondiali. Stretta di mano e appuntamento per il giorno seguente. Purtroppo può venire solo Adeline, ma sarà fondamentale per arrivare a sette (setteee, so’ setteee, setteeeeee!). L’ultimo acquisto risulterà determinante e efficace oltre ogni più rosea aspettativa, tanto che si arriverà dritti ai 32esimi con 9 gol segnati e 1 solo subito in due partite. Riassumendo la rosa di Lazionet ai Mondiali 2007 ha potuto contare sulla bellezza di 16 elementi, che mettevano insieme tre nazionalità, sei fedi calcistiche e un numero indefinito tra contratture, contusioni e stiramenti.
Fenomeni!

Grazie:: Grazie a chi c’era, a chi a giocato e a chi ha guardato e tifato.
Grazie a chi ha organizzato e lavorato.
Grazie ai nostri “avversari”, sempre col sorriso, sempre leali.
Grazie anche a quei rompicoglioni che non ci hanno fatto chiudere occhio per tre notti di seguito, cantando canzoni e cori improbabili, gonfiando palloncini (e scoppiandoli), sparando cazzate a più non posso. Senza di loro avremmo solo dormito e sai che palle.
Grazie all’Ombrellone Ultra’.
Grazie a chi ogni giorno, in ogni luogo, con tutte le proprie forze combatte razzismo, sessismo e ogni forma di discriminazione, violenza e rigurgiti squadristi, indifferenza ed emarginazione.
Grazie a chi costruisce convivenza, multicultura e spazi di libertà.
Grazie, Merçi, Danke, Thank You, Gracias…

[Barra è un “veterano” della Community di Lazio.net che non ha perso una sola edizione dei Mondiali Antirazzisti con la nostra rappresentativa, e che anche quest’anno racconta, per chi non c’era, la bellissima manifestazione di Casalecchio organizzata da Progetto Ultrà e Istoreco. (La redazione)]

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