Alfabeto antirazzista
di StepphenMercoledì, 18 Luglio 2007
A come Adeline, bellissima e simpatica con un sorriso a trentadue perle, e due gemme al posto dei piedi. Veloce e determinata, il migliore acquisto dell’armata Brancaleone nell’incredibile crogiolo multicolore di giocatori e giocatrici.
A come Adelmo Cervi (nel suo cognome passa la Storia) e il suo calcio di inizio battuto prima dell’ultima partita giocata da Lazio.net in questa edizione dei Mondiali; le sue mani dure e rugose, la sua faccia da contadino mai domo.
A come Agriturismo. Rifugio inverecondo della parte borghese (ed anziana) della squadra. Troppo provata per resistere tra tende e sacchi a pelo e sopportare i cori da stadio dei campeggiatori. Ma d’altronde l’età si fa sentire. E si fa sentire soprattutto chi dorme a quattro di spade.
A come ‘anvedi questo, ‘anvedi quell’altro. Non un momento di normalità, se per normale intendiamo oltre duecento squadre e qualche migliaio di giocatori. Neri, serbi, albanesi, tedeschi, olandesi, bosniaci, ariani e finnici, latini, rasta, skinhead, punk, capelloni, metallari, musicisti, cantanti, feticisti, bisex, trisex, bizzarri, improvvisati giocatori, giocatori professionisti e professionali, scambisti, fuochisti, uomini di fatica…
B come Bambini. Tanti, mai come questa volta. Tutti pronti a gettarsi su un campo libero, a guardare i grandi rincorrere un pallone ed urlare, bambini come loro.
B come Bandana, l’oggetto cult di questa edizione dei mondiali. Ce l’avevano tutti, da Meggy ai motociclisti, al collo ustionato di Brave.
B come Barra. E’ il primo che mi viene in mente. Cioè, è che ce l’ho sempre in mente. Soprattutto quando si fanno questo tipo di cazzate, cazzate che riempiono la vita. E sono sicuro che è il primo che viene in mente anche a voi. Un fratello di cui non posso fare a meno; calatosi come sempre in pieno nello spirito del torneo. Tuttofare, allenatore, massaggiatore, magazziniere. La sua attività preferita: regalare le magliette di Lazio.net a tutte le giocatrici (ma anche ai giocatori, diciamolo) del torneo con l’intento principale di rimorchiare quelle bone tra i diciotto e venti anni… così ti saluto otto marzo festa della donna, emancipazione femminile, diritti… buhhh, che vergogna colpa vostra. Frase tipica di Barra: “Non è che per caso c’avemo un altro paio de’ majette?”.
B come Blåvitt. Il gemello di Ciocur, ma solo fisicamente… Tignoso e sereno, con il fisioterapista professionale ed un bagaglio culturale da Re vikingo. Partito dall’urbe dopo un concorso pubblico ed una laurea presa a primavera, si è immolato per qualche ora persino in un ingorgo autostradale nel nodo fiorentino. In campo, con l’elmetto con le corna, dalle sue parti non passava nessuno, ma lui nemmeno passava la palla.
B come Bologna: Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli, Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale, Bologna la grassa e l’ umana già un poco Romagna e in odor di Toscana…
B come Branda. La meta più ambita. Più di un gol rubato all’ultimo minuto.
B come BraveEagle. Per l’occasione della trasferta, dice, ha perso almeno dieci chili; ma ne ha guadagnati altrettanti in melanina e catrame nei polmoni. Ha osservato le partite come Lotito in Monte Mario beccandosi persino qualche coretto goliardico. Mettendo via giacca e cravatta si è prodigato nell’indossare la mitica maglia di Lazio.net lamentandosi contestualmente per l’assenza del numero 1 e del nick stampato sulle spalle. Sport preferito, oltre a fotografare e parlare con varie specie di Felix Silvestris, girare in piscina con una maglia con tanto di aquila imperiale fischiettando Die Fahne hoch anziché rapidi ed invisibili partono i sommergibili.
C come Carib. In mezzo al campo e (alle volte) sulla fascia come Nedved, lo trovavi ovunque rotolasse un pallone. Muscoloso e forte dalla testa ai piedi, silenzioso e tenace si beccava qualsiasi insulto da parte dei colleghi calcettari. Ma lui, stoico, non rispondeva mai. La sua attività preferita, oltre fotografare i cul… ehmm le imprese delle giocatrici di Casalecchio, spalmarsi la crema protezione 40 ed anelare una partita amichevole o una giornata in piscina.
C come Casalecchio. Ma se era Montecchio o Innsbruck o Madrid era la stessa cosa.
C come Chirizzi; spesso attaccato al telefono con i suoi halò, ha creduto più di tutti nella spedizione; peccato che non ce l’abbia fatta a partire. Gli avevamo riservato persino una branda con tanto di zanzariera da campo, carabina 7,62 Nato, anfibi per andare in bagno. All’ultimo ha preferito le sue comode pantofole e le tiepide serate ad Invito alla lettura in quel di Castel Sant’Angelo.
C come Ciocur, altro che Garrincha, uno dei migliori di tutto il torneo. Ammirato non solo dalle ragazze ma, speriamo, da qualche procuratore. Un fuori quota, uno di un’altra categoria. Silenzioso come un gatto, statico come Baronio, gira le sigarette con le dita dei piedi poiché con le mani ci scarta le merendine, ma ride con la panza.
C come CuChulainn, grande perdita per la compagine biancoceleste, sta ancora decidendo se partire o meno e quale tonalità dare alla propria zazzera. Dobbiamo dire che ci è dispiaciuto moltissimo e che si è sentita la sua mancanza (soprattutto sul posto anteriore della macchinona di Mapalla).
D come Delioforever; leggi una sòla, ma spesso interessato alle sorti della compagine capitolina laziale. Girando per Casalecchio nessuno lo conosceva, qualcuna lo sta ancora aspettando davanti al cinema, qualche squadra aspetta che porti il pallone.
E come Emilia Romagna. La Regione Rossa per eccellenza contribuisce alla riuscita della manifestazione e alla fine vince sempre. Quando anche la Lombardia o il Veneto, ma perché no la Baviera, investiranno su un progetto così importante avremo vinto tutti quanti.
E come Erba. Non si tratta di un centro abitato della provincia di Como, ma di un argomento da tavola, familiare. Usata in diversi modi, il più intrigante alla fine è stato un pasticcio a base di mela con tanto di colonna sonora beatlesiana. Ma c’era la siccità per cui quella vera mancava. E i polpacci ne hanno risentito.
F come Fiammetta. Chissà perché, in quel casino multiculturale e multirazziale, la madrina per eccellenza ci stava bene. Ma forse perché mancavano le mozzarelle e i friarielli. Oppure perché ci sarebbe piaciuto vederla, esile e minuta, dribblare ma solo per prendere per il culo gli avversari.
F come Fila. C’era la fila per giocare, mangiare, parcheggiare, fotografare, per fare la doccia. File interminabili, ma che duravano pochissimo. D’altra parte le cose belle hanno vita breve.
G come Gesulio; questa volta, impegnato negli studi della teologia della liberazione, ha saltato il Mondiale. Ma dalla sua aveva anche degli impegni proletari… E si è sorbito 234 telefonate da parte di tutti i giocatori non avendo quindi il tempo di invocare la protezione dell’onnipotente per le nostre caviglie. Il punto centrale delle trasmissioni, la nostra agenzia di stampa.
G come Gatorade. Mai visto. Non pervenuto. Si preferiva l’acqua o il vino, come quello che la squadra dei Calici Rossi ci ha donato.
H come Heidi, l’arbitro austriaco che ha mandato a cagare Barra prima, ed in un secondo momento il sottoscritto. Parlava italiano, ma ostacolata dal quintale di piercing non ne comprendeva il significato, né conosceva l’uso degli avverbi. Frase più usata: “Tu di Lazio non prendere per culo me”.
I come Ila85, che se ce impuntavamo riuscivamo a portarcela a giocare. Tuttavia senza il supporto di friends è della chat è stata durissima…
I anche come Italia, perché gli italiani erano moltissimi anche se la lingua più diffusa era forse il tedesco. O l’inglese? Magari il francese o lo spagnolo… Chissà…
K come fattore Kappa. Caduto il muro di Berlino, sono caduti anche gli steccati. Persino quelli di Cantagallo Est, dove un pertugio consentiva alla truppa di Lazio.net l’acquisto di giornali e cianfrusaglie da autogrill.
K anche come Know-How. In campo multirazziale ognuno di noi ha esperienza da vendere, ma soprattutto ha da imparare.
L come Lazio. Anche quest’anno la Lazio c’era. Ma quest’anno (finalmente) abbiamo spiegato soltanto a pochi come stanno le cose. Insomma ci siamo capiti. E’ andata non bene, ma benissimo. Ed è anche merito nostro.
L come Lisa, scandinava nel DNA, ma latina nel cuore e dallo smalto fucsia. Fisioterapista e personal trainer è stata un bellissima sorpresa. Ha seguito le partite della squadra preoccupata per i nostri muscoli curandoli con simpatia, attenzione e qualche sigaretta.
M come Mancina. La Ricciola, ha fatto un tifo da stadio confondendo spesso una Marlboro Lights per un fumogeno. La sua sola presenza incuteva rispetto e devozione; bella e serena, dispensava consigli a tutti su qualsiasi campo, dalla cucina al rammendo, alla gestione e alla manutenzione dei trasformatori e dei raddrizzatori ad alta tensione, sino alla cura della cute sotto la canicola emiliana. Attività preferita, cercare qualcuno a cui affibbiare un paio di infradito comprate d’occasione.
M ovviamente anche come Mapalla. In vita mia non l’ho mai visto incazzato. Presente, perfetto, autista indomito, padre esemplare da affidarci in diverse occasioni l’uso promiscuo della propria autovettura, miglior portiere di sempre meriterebbe un premio a parte. Conosciuto da tutte le squadre per la disponibilità, ha sulla coscienza almeno un paio di qualificazioni (delle altre squadre). Lo scartamento dei binari italiani? 1435 millimetri.
M naturalmente come Megafono. Mr Security è arrivato vestito con tanto di Borsalino presto sostituito dalla mitica bandana. Sempre presente in difesa, ha interpretato alla lettera il motto Se avanzo seguitemi… (il resto non me lo ricordo) prodigandosi sovente, ma con scarso risultato, nelle aree avversarie. Giunto a Sasso Marconi in piena notte dopo un viaggio a bordo della Punto Euro 1 di Carib, alla folle velocità di 100 km/h, non ha mai smesso di sorridere nemmeno quando ha scoperto che nelle brande dell’agriturismo non trovava posto per polpacci e piedi. Da grande laziale si è portato un paio di magliette di riserva; ma il nostro Meggy è un autentico motore di trasmissione di allegria e spensieratezza a tutta la truppa, sino all’immeritato infortunio.
N come Nike, vedi Gatorade. Ovvero Non pervenuto. Ma vedi anche Adidas o Puma…
N come NoSurrender. Oltre alla sua simpatia, al suo sorriso, al fisico da ragazzina e ad una abbronzatura da fare invidia a quella di Briatore, si è portata a Casalecchio il phon, la piastra per lisciare i capelli, lo spazzolino da denti elettrico, una fresatrice (che non so che cazzo sia ma rende l’idea), due paia di zoccoli olandesi, una tailleur da sera e il tapis roulant da casa. Sport preferito, oltre a perculeggiare Stepphen ed inveire contro i romanisti, dare la caccia alle zanzare.
O come Orchetto. O, per dirla tra noi, Orsetto. Lo sradicapalloni di Montecchio, colui che è stato il terrore per gli attacchi avversari non ce l’ha fatta, questa volta, a partire con la truppa Lazionettica. Invocato a più riprese, soprattutto durante le dispute avicole tra il sottoscritto e Mapalla, che nemmeno una volta sono riusciti ad individuare quale bestia volasse davanti al parabrezza sulle strade dell’appennino bolognese, alla fine è stato ricordato soltanto come un esperto difensore, il migliore nel ruolo, ma soprattutto come colui che ha toccato più caviglie e più palle di Milly D’Abbraccio…
O come Orizzontale. Ovvero lo sport preferito dei partecipanti al mondiale. Tra un match e l’altro ci si sdraiava sui prati ad osservare le altre calciatr… partite, fumare, bere, commentare.
O come Ospitalità per cui qualsiasi squadra usava ingaggiare giocatori di altre compagini. Alla fine, tra un dialetto e l’altro ed oltre dieci lingue diverse, sembrava di giocare in Coppa Uefa.
P come Paolino. Non ho mai capito quanti anni abbia, sicuramente molti più di me. Gioca bene, ma stava mezzo acciaccato. Mi ruppe entrambe le labbra due anni fa. Un pazzo, ma di una simpatia incredibile. Un pezzo di storia del Mondiale. Lo abbiamo incontrato nuovamente e gli abbiamo regalato una maglia. Si è quasi commosso.
P come Pentiux, appena arrivato ha subito indossato la maglia di Lazio.net. Per essere sicuro di trovare una branda, rigorosamente in un’area esterna al camping, aveva prenotato un Motel Agip a Sasso Marconi, un agriturismo a Maranello, un letto ad ore alla Stazione Centrale di Bologna. Uno di noi, a bordo campo, mancava solo che giocasse. Ha bevuto poche birre, ha girato per tutto il campeggio dalla mattina alla sera sorridente e giulivo. Esausto, si è fatto raccattare al termine di un concerto da due stralunati giocatori. Ore di riposo in branda, quattro.
P come Polase. Autentica droga, consumata a tonnellate sotto forma di pasticche ma anche sciolta nelle borracce. Pare prevenga i crampi e gli infortuni muscolari. Qualcuno non se ne è accorto.
P come Poliziotto. Giocava con una cooperativa di bolognesi. Pretendeva di giocare con gli anfibi. Ma poi s’è dovuto accontentare di un paio di Superga.
P come Prete. Ne ho visto uno, con tanto di croce al collo, indossare gli scarpini ed incoraggiare i suoi ragazzi che hanno avuto sin qui una vita meno fortunata della mia. Il suo sorriso, la voglia di starci comunque. Come noi.
Q come Quadro, ma sarebbe meglio dire come affresco. Affresco impressionista, capace di coinvolgere anche il più restio.
Q come Quattrini, nel senso che il denaro non si usa se non per comprare una sorta di buoni (quelli per bene li chiamano tickets) coloratissimi. Di quei buoni che si potrebbero falsificare, ma in quella fratellanza a nessuno è mai venuto in mente, me ne è avanzato uno da 1 Euro nel portafogli. Chissà se il prossimo anno si potrà spendere.
R come Roadman. I bolognesi hanno chiesto di lui. Di lui che, con Il Manifesto sotto al braccio, si immolò con il sottoscritto ed un Campari corretto al Gin alle 10,00 del mattino. Paoletto ci è mancato. Molto.
R come A.S. Roma. Da annotare soltanto un paio di magliette, una con la scritta Barilla di un bancarellaro ed una vestita da una imberbe creatura austriaca.
R come Romani, abitanti della città eterna, selvaggia e tutt’altro che imperiale. Romani di cuore e nell’animo. Veramente venite da Roma?
S come Sampdoria. Gli ultras della Samp ci sono sempre, con le loro maglie coloratissime e con i loro striscioni. C’era anche Brezza.
S come Sirio. Sempre sorridente, il Jackson Brown di Lazio.net ha messo la zampa per quel tanto che è bastato; uno che calcisticamente vale quasi quanto Ciocur. Barra sa che esiste perché c’è di mezzo una parentela. Stepphen ne ha sentito parlare vagamente quando ha visto qualche spezzone di Sivori. Sirio, ovvero un paio di ciavatte, tanta classe e gli occhi sempre dietro ad un pallone.
S come Stepphen che pare che c’era, come addetto alle libagioni ed alle magliette, dopo aver giurato e spergiurato che l’anno scorso era l’ultima volta. Motto preferito, annamo in piscina che ve devo affogà…
S come Striscioni. Ce ne erano tanti, ovunque. Di qualsiasi tipo e colore. Nessuno striscione con scritte nere e fondo bianco. Né striscioni che chiedono voti, né altri che invocano giustizia. Il mondo ha tanti colori ed è di tutti, sintetizzava ogni scritta.
T come Takko, ovvero sòla. Doveva partire ma un impegno, che per quanto ponderato definirei improvviso, ce lo ha tolto di mezzo. Se il prossimo anno non parte lo corcamo.
T come Telefonino. Ne ho visti pochi per la verità. Un paio, molto preziosi, stavano abbandonati a ricaricare sulle panche degli spogliatoi, unico posto del camping dove c’era la possibilità di farlo. Se i proprietari li hanno dimenticati sono ancora là.
U come Unità, come Unire, come Universale, come Unione, come Umanità….
V come Valerio. E’ passato un anno. E’ sempre con noi.
W come Wurstel. Ce ne erano molti a cuocere dall’odore inconfondibile. Tra i vari ristoranti del camping, ristoranti autogestiti da volontari, trovavi comunque di tutto. La cucina ovviamente era multietnica per cui trovavi anche il kebab e i felafel, e l’immancabile piatto di spaghetti al pomodoro.
Y come Yes-Man. Nessun servo, ma tutti pronti a tenderti la mano. A lasciarti il posto per bere alle fontanelle, a cederti il passo se avevi il vassoio pieno, a offrirti qualsiasi cosa potesse metterti a tuo agio…
Z come Zack. Questa volta ci ha dato buca. Ci mancava uno con la fascetta bianca. Vedi alla voce Takko, ma anche alla voce Roadman.
[Nota della redazione: Stepphen è iscritto alla nostra community e anche lui, come Barra, è un collaboratore di Lazio.net. Questa per lui è stata la terza edizione dei Mondiali Antirazzisti a cui ha partecipato con la squadra di Lazio.net]








