Calciopoli 14ª parte - Il processo sportivo di primo grado
di Antonio OttavianiMercoledì, 20 Febbraio 2008
Il 29 giugno parte il processo. Il presidente Ruperto, travolto da una marea di eccezioni istruttorie aggiorna subito il dibattimento. Alcune eccezioni chiamano in causa la stessa composizione del collegio giudicante e la legittimità della nomina del Commissario Straordinario: sono chiaramente propedeutiche agli eventuali ricorsi al TAR. Approfittando del diktat del CSM che vieta la permanenza nei ruoli sportivi ai magistrati ordinari in attività, Guido Rossi, nomina d’urgenza sei nuovi giudici per integrare l’organico della Commissione d’Appello Federale, anche se in ruolo permarrebbero altri 19 togati tra i quali scegliere il collegio giudicante. Evidentemente però Rossi non si fida dei “vecchi” giudici tanto che a giudicare i reprobi saranno, oltre al Presidente Ruperto, tre magistrati di nomina commissariale (l’avv. Mario Zoppellari, il dr. Michele Lo Piano e il dr. Giuseppe Marziale). L’unico superstite, guarda caso è l’ex-Procuratore federale Carlo Porceddu, del quale Palazzi è stato a lungo il vice. Di lui Rossi si fida, del resto ha dichiarato che la nomina del magistrato militare partenopeo al suo posto è stata “una fortuna per il calcio”.. Si può affermare senza tema di smentita che il Super-Commissario abbia composto un collegio giudicante “ad hoc” per l’occasione, riducendo al minimo le garanzie per le difese. La CAF non delude le aspettative giustizialiste fin dai primi atti: alla ripresa delle udienze Ruperto respinge quasi tutte le eccezioni difensive. Misteriosamente si dichiara incompetente a giudicare l’ex-designatore Bergamo, che si era dimesso dai ruoli federali prima dell’instaurazione del procedimento (questo fatto apparirà meno misterioso quando lo stesso Bergamo si chiederà come mai non sono agli atti della Procura di Napoli le sue conversazioni, di tenore simile a quelle intrattenute con Luciano Moggi, intercorse con i dirigenti di Inter, Roma, Lecce ed altre squadre: meglio che l’ex-fischietto livornese al processo sportivo non abbia modo di parlare). Nel contempo però Ruperto autorizza la partecipazione al procedimento delle parti terze interessate e non ammette neanche uno dei testimoni “a discarico” richiesti dagli incolpati. In tal modo praticamente non si svolge la parte dibattimentale e il processo, piuttosto irritualmente, si apre con le richieste di pena di Palazzi. Stupisce che un presidente emerito della Corte Costituzionale contravvenga così palesemente alla lettera della Carta Fondamentale che stabilisce come il processo debba avvenire “in contraddittorio” (art. 111), previsione confermata anche dall’art. 37 del codice di giustizia sportiva (informato, e non potrebbe essere altrimenti, dello spirito della Costituzione), che recita testualmente al comma 6: “Il dibattimento si svolge in contraddittorio tra la Procura federale e le parti, che possono stare in giudizio con il ministero e l’assistenza di un difensore. Al termine del dibattimento il rappresentante della Procura federale formula le proprie richieste. La difesa ed i soggetti deferiti hanno il diritto di intervenire per ultimi.” Ruperto inoltre esclude tutte le prove testimoniali, esorbitando anche in questo caso dalle sue facoltà che, secondo l’ultimo capoverso del 5° comma del già citato art. 36 gli consentirebbero di “ridurre le liste testimoniali”, non certo di eliminarle “tout court”. Cassata anche la richiesta di ascoltare “dal vivo” i file audio delle intercettazioni e di visionare i dvd delle partite sotto indagine. Praticamente alle difese rimangono solo le dichiarazioni spontanee degli incolpati e le arringhe difensive. Le uniche carte a disposizione del collegio giudicante saranno quelle prodotte dall’accusa. Nemmeno i criminali nazisti a Norimberga ebbero meno frecce difensive al proprio arco.
Curiosamente nell’illustrare la posizione della Lazio, tra le prove a carico, Palazzi cita il fatto che Bergamo, in una conversazione con Mazzini, dica che avrebbe ascoltato una telefonata in viva voce tra Lotito e Carraro nella quale il presidente della Lazio chiedeva un intervento del Presidente Federale per la partita Lazio-Brescia, circostanza questa che non è riportata né nella relazione di Borrelli, né nell’atto di deferimento prodotto dallo stesso Procuratore Federale. Il passo della telefonata in questione non è contenuto neanche nelle due informative pubblicate da “L’Espresso”, evidentemente Palazzi, alla ricerca spasmodica di elementi accusatori, si è letto tutte le intercettazioni integrali riguardanti Lotito, estrapolando anche quello che non è stato ritenuto probante dall’Ufficiale di P.G. redattore dell’informativa. Un vero segugio, peccato che invece gli sia sfuggita la frase di Carraro “Se il Brescia deve vincere perché è più forte…” che conculca irrimediabilmente la sua tesi accusatoria.
Con la spada di Damocle delle richieste di Palazzi pendente sul capo, sfilano di fronte alla corte gli “incolpati”, qualcuno in verità (come Moggi) neanche si presenta, l’avvocato di Bergamo reitera l’istanza (poi accolta) di archiviazione del suo cliente, qualcun altro come Lotito e Della Valle sceglie di parlare, affrontando l’”arguzia” di Ruperto che non manca di dispensare battutine interrompendo le dichiarazioni spontanee: molta ilarità suscita in sala stampa una sua interruzione nei confronti di Lotito, noto per la sua logorrea, al quale il presidente chiede “Quanto ha intenzione di parlare?”. Anche questo è indicativo del clima del procedimento e della disposizione d’animo della corte giudicante e della stampa che segue la vicenda.
In realtà, per come si svolge il procedimento, esso non merita una cronaca, l’unico fatto di una certa rilevanza è il clamoroso infortunio dell’avvocato juventino Zaccone che cade in un trappolone tesogli dall’infernale Ruperto. L’infortunio è amplificato dalla stampa che segue il procedimento: le cronache riportano infatti che Zaccone ha chiesto per la Juventus la retrocessione serie B con penalizzazione, in un fac-simile di patteggiamento. In realtà le cose andarono in un’altra maniera, ecco il resoconto testuale del botta e risposta tra Ruperto e Zaccone:
“Ruperto: Che pena ritenete giusta?
Zaccone: Una pena commisurata alle altre che verranno inflitte.
Ruperto: E se la pena fosse la retrocessione in serie B?
Zaccone: Allora potremmo accettare una serie B con qualche punto di penalizzazione.
Ruperto: Le ricordo che in questa sede le non può richiedere e concordare una pena….
Zaccone: Diciamo in questo caso riterremmo congrua una B con penalizzazione di qualche punto.”
E’ evidente che Zaccone sta parlando della graduazione di responsabilità rispetto alle altre società implicate, ma il messaggio che passa nel tritacarne informativo è quello di una Juventus che ammette le proprie colpe: la società bianconera pagherà a caro prezzo questa leggerezza e il povero Zaccone inutilmente cercherà di chiarire la propria posizione.
Il 7 luglio si chiude il dibattimento e la corte si riunisce in camera di consiglio. L’arzillo Ruperto annuncia che si lavorerà a ritmo continuato per rispettare i tempi che il SuperCommissario gli ha imposto: si farà perfino portare una cyclette perché alla forma fisica non vuole rinunciare. Durante la camera di consiglio il collegio ascolta dal vivo i file audio delle intercettazioni, gli stessi che non aveva voluto ammettere nel giudizio perché non pertinenti. Altra carne al fuoco per gli eventuali ricorsi alla giustizia amministrativa. Volendo emettere insieme alle sentenze anche le motivazioni per dar modo di accelerare anche i tempi del secondo grado di giudizio la camera di consiglio si protrae fino al 14 luglio:Guido Rossi (spalleggiato dal neo-ministro dello Sport Melandri) dopo aver trionfato a Berlino vuole cogliere un altro successo e per far capire che cosa si aspetta dalle sentenze si presenta il 13 luglio (a camera di consiglio della CAF ancora riunita) davanti alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Nel corso dell’audizione Rossi rivelerà che nel corso del processo “È emerso un quadro del mondo del calcio interessato da illeciti diffusi e gravissimi, che hanno coinvolto i vertici, gli organi di controllo e anche gli arbitri”. Nella sua arroganza e prepotenza Guido Rossi non si rende conto che contravviene ad una esplicita norma del Codice di Giustizia Sportiva, segnatamente il 2° comma dell’art. 1 che recita: “Ai soggetti di cui al comma 1 è fatto divieto di dare comunque a terzi notizie o informazioni che riguardano fatti oggetto di procedimenti disciplinari in corso.” Essendo i “soggetti di cui al comma 1 tutti coloro “ che sono tenuti all’osservanza delle norme federali”, evidentemente Rossi si considera “legibus solutus” come un signorotto del Medio Evo e in effetti nella gestione del processo ordalico che ha messo in scena come tale si è comportato. Altro fatto grave che si verifica lo stesso giorno dei verdetti è la loro anticipazione quasi al millimetro, da parte della “Gazzetta dello Sport” evidentemente imbeccata da una gola profonda: basterebbe questo fatto in un paese con un minimo di civiltà giuridica a minare irrimediabilmente la credibilità del procedimento. - (continua) -








