Behrami, un kosovaro in zona Cesarini
di Lazio.netSabato, 22 Marzo 2008
Il primo derby di Roma spalmato fino a notte fonda per esigenze televisive ha creato scompiglio pure al manifesto. Al 92′ (su per giù le 23.08 di mercoledì), quando Valon Behrami ha insaccato il gol vittoria della Lazio in piena zona Cesarini, il nostro giornale era in tipografia già da un pezzo.
Senza il cronico ritardo di ogni sera, ché tutti volevano vedere la partita. Ragion per cui, secondo alcuni, dovremmo forse rivedere certe posizioni un tantino critiche nei confronti del campionato spezzatino. Comunque, l’epilogo del derby era stato preceduto in redazione dall’inascoltata richiesta di un caporedattore di fede giallorossa che voleva richiamare indietro la prima pagina per dare notizia di un risultato ben più importante: il nuotatore serbo Milorad Cavic aveva conquistato l’oro europeo nei 50 farfalla ed era poi salito sul podio indossando una maglietta con su scritto «Il Kosovo è Serbia». Uno slogan nazionalista contro la recente proclamazione dell’indipendenza del Kosovo, già visto in diversi stadi europei (Serbia, Grecia, Turchia) e persino su qualche forum di ultras italiani. Ora, si dà il caso che il perfido sicario di rimonte scudetto che ha siglato il 3-2 dell’Olimpico fosse proprio un kosovaro-albanese che qualche anno fa disse no alla nazionale serba. «Per una maledetta guerra, non vestirò mai quella maglia».
Originario di Mitrovica, Valon Behrami non ha mai indossato neppure la maglia del Kosovo che pure una nazionale ce l’avrebbe ma non riconosciuta dalla Fifa. Tantomeno ha vestito quella dell’Albania che lo voleva arruolare già in tenera età. L’esterno destro della Lazio (22 anni, ala, terzino, goleador, una vera ira di dio quando i muscoli non lo tradiscono) gioca per la Svizzera, paese dove la famiglia Behrami trovò rifugio (a Stabio) in seguito all’implosione della polveriera balcanica. A giugno Vola Vola, come lo chiamavano i suoi ex tifosi del Verona, difenderà i colori rossocrociati negli Europei austro-svizzeri. Prima di lui, l’unico figlio di Mitrovika approdato nel calcio italiano era stato Riza Lushta, centravanti di Juventus, Napoli e Alessandria negli anni quaranta, poi operaio ascensorista in America. In bianconero segnò una tripletta al Milan ma fece imbestialire i tifosi del Ciuccio per un lungo digiuno di gol. Tra un infortunio e l’altro invece, Behrami i tifosi della Lazio se l’erano quasi dimenticato. Come i difensori romanisti. E’ sbucato dal nulla su una palla che sembrava morta, a partita quasi finita, e ha risolto un derby bello e vibrante che lui stesso aveva inaugurato al contrario con un autogollonzo stracult. Un maldestro rinvio spedito sulla spalla del giallorosso Taddei e da lì retro-rocambolato in rete. La sua notte però non sarebbe finita lì.
Quella dei redattori del manifesto colpiti dalla maledizione kosovara, è finita invece al Sinister Noise, un localetto dietro al Gazometro. C’era il rumore radicale di OvO, mentre fuori strombazzava il carosello biancoceleste. A fine concerto, il percussionista-bassista, insospettabile ex ultrà giallorosso di origine milanese, ha ringraziato il pubblico per aver scelto la lucidità della musica nella notte del derby.
Matteo Patrono
(fonte: Il Manifesto del 21 marzo 2008)
(nell’immagine a sx, Valon Behrami insieme alla sua fidanzata Elena - foto gentilmente concessa da Dundar Kesapli - SKY TURK)








