Intervista a Rossi: “Con l’Inter ce la giochiamo noi”
di Gianluca La PennaVenerdì, 28 Marzo 2008
Si sente ancora l’allenatore della Lazio, rivendica con forza la scelta fatta tre anni fa e di aspettarsi da Lotito una chiamata a fine campionato per continuare insieme il progetto iniziato nel 2005. Delio Rossi alla vigilia del match con l’Inter sprigiona tutta la sua Lazialità, ribadendo più volte la sorpresa per l’interesse che avvolge i biancocelesti in questa settimana: “Gli altri adesso si sono accorti di noi e fanno il tifo per la Lazio, fino all’altro giorno volevano vederci morti o in serie B”.
Mister Rossi, la città vive questa partita in modo particolare, quali sono le sue sensazioni?
“Vivo defilato, ho sentito parzialmente, me l’immagino. E’ un match particolare, contro la prima in classifica. Mi sorprende che adesso si accorgano di noi, finora nessuno se n’era accorto, siamo divenuti importanti tutto d’un tratto… Sappiamo quello che dobbiamo fare, in campo ce la giochiamo come abbiamo fatto nelle altre partite. Come ha detto il presidente Lotito, sta accadendo una cosa strana: i romanisti tifano per la Lazio, i laziali per l’Inter. E’ una partita importante, l’affronteremo come abbiamo fatto nel derby. Lo ripeto, sono tutti gli altri che adesso si sono accorti di noi e fanno il tifo per la Lazio, fino all’altro giorno volevano vederci morti o in serie B. Il problema è il nostro, perché si devono preoccupare gli altri: con l’Inter ci giochiamo noi.”.
Crede che l’Inter sia in crisi?
“Vorrei essere in crisi io come i nerazzurri. In questo momento non capitalizzano come accadeva prima, gli episodi non sono così favorevoli. Sono fuori dalla Coppa e hanno patito diversi infortuni, ma mi sembra che la formazione che affronteremo non sarà composta da Primavera piuttosto che da gente di primo pelo. Il loro destino dipende solo da loro, in Italia è la squadra che ha più qualità, nel mondo è quella con maggior fisicità”.
Confermerà il tridente visto nel derby e a Milano nonostante l’impegno di molti biancocelesti nelle rispettive nazionali, penso a Pandev in primis?
“Dipende dalla caratteristiche dei giocatori, a Firenze abbiamo schierato tre calciatori offensivi. Non snatureremo il nostro modo di giocare, starà a me valutare a inizio partita o durante il match. Sono molto contento d’avere molti nazionali, le convocazioni qualcosa ti tolgono, specie in questa settimana che giochiamo di sabato ma ormai ci siamo abituati e mi auguro che anche i calciatori siano cresciuti in questo senso”.
Più facile arrivare in Uefa tramite il campionato o la Coppa Italia?
“Non dobbiamo fare questi ragionamenti, dobbiamo dare il massimo in ogni partita. Non ho una squadra che può decidere prima su cosa puntare, dobbiamo giocare sempre perché è in base al gioco che otteniamo i risultati Alla fine faremo un bilancio per vedere dove abbiamo sbagliato”.
Visto il clima che s’è venuto a creare per questa partita, la Lazio non rischia un calo di tensione dopo la vittoria nel derby, data anche la mancanza di obiettivi?
“Il problema è degli altri tifosi, che credono che noi non faremo il nostro dovere. I nostri hanno una linea coerente, gli altri fanno un discorso preventivo. Lo accetterei se lo facessero i supporters della Lazio, dagli altri no: ognuno dovrebbe pensare alla propria squadra. Circa gli obiettivi, noi non siamo ancora matematicamente salvi, a 8 match dal termine può accadere di tutto, invece sembra che domani l’Inter vinca o perda il campionato, dimenticandosi che mancherebbero 7 giornate. Come l’Inter ha perso punti, magari chi ci è davanti perde qualche partita e noi facendo filotto otteniamo un risultato inatteso. L’obiettivo è fare bene, giornata per giornata ”.
Lei prima di Firenze s’era detto affascinato dal progetto Arsenal, mentre ieri Lotito ha ribadito che vorrebbe rifare i Gunners in Italia: a che punto è questo percorso di avvicinamento?
“Avevo detto che mi piace il modo di interpretare il calcio dell’Arsenal, se fossi il proprietario di una club come la Lazio, quello sarebbe il mio punto di riferimento. Mi piacerebbe essere il Wenger della Lazio, solo che lui è in Inghilterra, dove c’è un modo di rapportarsi diverso. Io credo che la strategia faccia il risultato, in Italia accade il contrario. Perdi due partite, si alza un parente di un calciatore che rilascia un’intervista che non sta ne’ in cielo ne’ in terra, e viene a cadere tutto. Bisogna partire da una strategia e trovare le persone atte a interpretarla, così prima o poi vinci, ma se è il risultato a fare la strategia tutti questi discorsi cadono”.
Lei si vede adatto a perseguire questo obiettivo?
“Sono un uomo di campo, la mia carriera e il mio modo di interpretare il calcio è quello. Accostarmi a Wenger mi sembra blasfemo, mi auguro di arrivare a quel livello”.
Ha già deciso se e come continuare sulla panchina della Lazio?
“La mia decisione l’ho già presa tre anni fa. Ho un contratto in essere che intendo rispettare, non è cambiato nulla. Se un domani non andassi bene a questa società farò altre scelte, oppure se mi accorgessi di non essere la persona giusta per portare avanti certe idee cambierei strada. Ripeto, al momento non vedo questi problemi perché non ho pensieri da altre parti, penso solo alla Lazio. A stagione finita ci siederemo, la società mi dirà cosa vuole fare e se posso essere la persona giusta non vedo perché non possa rimanere e continuare nel mio lavoro”.
Quindi la chiacchierata con Lotito la farà a fine campionato?
“Il mio compito è di lavorare, mettere la mia professionalità e il mio modo di essere, ma non sta a me parlare, non lo posso fare da solo. Sono pagato per fare l’allenatore della Lazio, se vogliono parlare con me ci vediamo, se non lo fanno non succede”.
Ritiene lo scudetto un discorso ancora aperto?
“Non mi riguarda, m’appassionano i miei problemi. Se lo vince uno o l’altro, non me ne può fregare di meno. Certo, da allenatore della Lazio, preferisco che lo vinca l’Inter, se lo vincesse il Cagliari sarei contento uguale, da questo punto di vista. Da tifoso della Lazio non posso augurarmi che lo vinca la Roma, se dicessi il contrario sarei bugiardo e io non lo sono”.








