Maledette malelingue
di Gino GuarisiMartedì, 1 Aprile 2008
Vittoria dell’Inter per 1-1: con questo apparente paradosso numerico si può sintetizzare lo scampato pericolo per i nerazzurri, i quali mantengono invariate le distanze e superano un’altra stazione della Via Crucis che li attende da qui a fine stagione. Difficile non evocare immagini di sofferenza vedendoli trascinarsi senza la più pallida idea di gioco d’insieme.
Lazio superiore in tutto: a centrocampo con un Dabo in versione monstre, e se la condizione regge non sono in molti a potersi permettere due centrali come lui e Ledesma; nella supremazia territoriale, che Bianchi garantisce anche a dispetto di errori di misura o conclusioni fuori luogo; nelle occasioni da gol, con due traverse ad alimentare rimpianti; nella varietà degli schemi offensivi, finalmente comprensivi di quelle conclusioni dalla distanza delle quali a Formello si era persa memoria.
Tanta virtù produce solo un golletto, e buon per i romani che il guardalinee opta per la decisione rivelatasi poi corretta: non è l’unico errore della sciagurata coppia Rivas-Burdisso, mandata al massacro mentre Chivu, anch’egli nell’undici di partenza, colleziona brutte figure a metacampo. Ma come sono bravi questi allenatori…
Chi esce con le ossa rotte dall’Olimpico è certa stampa sportiva (si fa per dire) che ha imperversato durante la settimana, in chiara malafede nel confondere i calcoli di qualche tifoso con l’atteggiamento della Lazio nei 90 minuti: il campo ha fornito la migliore risposta ad insinuazioni da querela, ma un panorama mediatico così squallido rientra fra i problemi strutturali del settore.
Occasione sprecata per i giallorossi, si diceva, e il computo delle palle-gol giustifica questa chiave di lettura: certo, i sardi potrebbero ripetere l’osservazione commentando l’andamento della prima mezz’ora. Grida vendetta il colpo di tacco che Aquilani spedisce sui piedi dello strepitoso Storari, al quale una conclusione più semplice non avrebbe lasciato scampo: cose che capitano quando si gioca per i fotografi.
Riprende quota la volata per la Champions League con le prepotenti candidature di Udinese e Sampdoria. Friulani prima incapaci di chiudere l’incontro, poi di una spietatezza chirurgica: passano con una volée da applausi di Inler (di diritto fra i Top11 del torneo), subiscono gli ingressi di Vieri e Osvaldo fino al pari di Bobo, quindi freddano i viola nel loro momento migliore con una lezione di contropiede. Imbarazzante Ujfaluši sull’uno-due decisivo: nel calcio degli esterni e degli atipici, schierare terzini poco attenti o penalizzati dalla velocità di base sta diventando un suicidio.
I blucerchiati, primi nel girone di ritorno, affondano l’Empoli sul suo campo: Cassano, chi era costui? Ed eccoli affiancare il Milan, che regala all’Atalanta un altro 1-2 e uno storico en plein negli scontri diretti. Checché ne dicano i teorici della “fine di un ciclo”, i rossoneri non sono poi così diversi rispetto a quando raddrizzavano – non sempre con merito – più di una gara dopo primi tempi da brivido: mancano piuttosto il cinismo e la quasi infallibilità dei solisti, laddove oggi non è bastato un rigore per riequilibrare il risultato.
L’equivoco di fondo riguarda forse il modulo, accreditato di doti taumaturgiche quando erano piuttosto i singoli a farne un’alchimia vincente: se Pirlo, Gattuso e Seedorf non giocano al massimo il centrocampo non esiste, questo il punto. Se poi manca anche Kakà…
La classifica non accenna ad allungarsi nelle zone basse; lo stesso Empoli rimane in scia a sole tre lunghezze dall’ultima posizione utile e a una dalla Reggina, mediocre comprimaria alla festa del capitano genoano Marco Rossi: compleanno (domani), 100ª presenza in A e un eurogol di esterno da consegnare all’album di famiglia. Auguri.
Incrocio di destini a Catania, dove il Torino conquista punti di platino con un paio di prodezze dei suoi fantasisti, allunga il passo fuori dalla mischia e “vede” la coppia formata da Siena (ottimo pari a Livorno) e Palermo (che a questo punto rischia).
Nessuno può dormire sugli allori, in ogni caso: insufficiente la distanza rispetto a etnei e labronici, aggrovigliati in un “mucchio selvaggio” che comprende anche Cagliari (coi tre punti restituiti in settimana: complimenti ancora per la perfetta sincronia con la lotta-salvezza) e Parma.
Gli emiliani recupereranno la gara odierna con la Juventus, mentre non è recuperabile, purtroppo, la vita di un loro tifoso: un autogrill, tifoserie avverse in transito, circostanze tutte da chiarire e un ragazzo di 27 anni che non c’è più.
Orribile, inaccettabile, assurdo. O forse, visto l’andazzo, orribilmente, inaccettabilmente, assurdamente normale.








