Cella di rigore
di Gino GuarisiLunedì, 21 Aprile 2008
Le direttive dispensate agli arbitri dai responsabili del settore risentono spesso di fiammate di indignazione a tema, che preludono nell’ordine ad un’effimera recrudescenza di severità e ad un rientro per inerzia nell’alveo dell’ordinaria amministrazione: dev’essere successo anche nel dopo Totti-Rizzoli, vista l’ecatombe da record in fatto di rigori ed espulsioni.
Fra i più ligi nell’indossare la livrea non può mancare Dondarini, attivo in quel di Marassi: il doriano Maggio si invola verso l’area avversaria prima di decollare motu proprio verso l’impatto con Luković, che comunque avviene al di fuori dei sedici metri. Puntuale il fischietto di Finale Emilia, ancora sub iudice per Calciopoli, che indica il dischetto. Non sarà l’unico a prendere fischi per fiaschi.
Si salvano dalla “rigorite” le prime in graduatoria, allontanatesi di altre due lunghezze per la gioia di un’Inter messa a dura prova: merito di Cruz e della sconsolante sterilità offensiva del Torino. Eppure il ritorno di De Biasi giova ai granata, anche perché l’organico si adatta assai più ai suoi schemi che a quelli del defenestrato Novellino: al di là dei bollori di spogliatoio, probabilmente decisivi per l’ennesimo giro di valzer in panchina, un bell’esempio di come non si conduce una campagna acquisti.
Il tuffo con lacrima di De Rossi – l’ultimo a mollare, gli va dato atto – rischia di incarnare la resa della Roma, troppo leziosa al momento di chiudere la partita e affondata da Doni sulla traiettoria da fermo della rivelazione Diamanti: più dell’infortunio di Totti – rischia di averne per mesi: in bocca al lupo –, pesano i limiti psicologici e di concretezza in un gruppo non ancora pronto per l’ulteriore e definitivo salto di qualità.
L’1-1 dell’Olimpico rimette il secondo posto nel mirino dalla Juventus, corsara a Bergamo. Invertiti i ruoli nell’attacco bianconero: Trezeguet veste i panni di uomo-assist, mentre Del Piero commenta con una tripletta il ballottaggio giornalistico che lo vede opposto a Cassano in chiave Europei.
Il Milan si rimette in corsa per la Champions strapazzando la Reggina con le sue ritrovate individualità, anche se i calabresi rimangono in partita più a lungo di quanto non dica il punteggio. La Fiorentina gestisce da par suo la vigilia di Coppa Uefa capitalizzando con intelligenza il siluro di Donadel, mentre la Sampdoria esclude dalla corsa l’Udinese nello scontro diretto. Blucerchiati pressoché perfetti, con due linee “basse” a difendere e ripartenze “alla mano” in stile rugbystico: certo, con un gol in fuorigioco – il primo di Bellucci, peraltro splendido – e il già citato rigore-omaggio è tutto più semplice.
In coda il Parma avrebbe il match-point per relegare a -4 il trio di coda chiudendo virtualmente i giochi. Lo spreca in un pomeriggio di follia, protagonista assoluto il signor (si fa per dire) Ayroldi che sbaglia i conti persino nella compensazione: un rigore regalato per parte, ma l’intervento di Mariga costa al keniota anche l’espulsione. Emiliani in dieci e partita finita lì, poiché il sorpasso firmato da Bogliacino si perde nelle nebbie di una vera e propria caccia all’uomo.
Castellini stronca Lavezzi con una mossa di kung-fu: al che un arbitro farebbe da scudo al colpevole per prevenire regolamenti di conti, salvo sventolargli il rosso e mettere tutto a referto. Ayroldi? Parte con un giallo che grida vendetta, lascia scatenare il tutti contro tutti e lo sanziona espellendo un giocatore per parte: scelto più o meno a caso, dato che nessuno era rimasto fuori dalla mischia.
Reso omaggio al Ponzio Pilato di Molfetta, rimane una domanda: da cosa nasce, oltre che dall’arbitraggio, l’esasperato nervosismo degli uomini di Cuper? Forse dalla pretesa di trovare un avversario più malleabile, stanti le diverse urgenze di classifica?
Salto triplo in avanti per Catania e Cagliari: i sardi, ormai squadra di ben altra dimensione tecnica, liquidano l’Empoli con due gol che valgono da soli il prezzo del biglietto, gli etnei ottengono il massimo contro una Lazio indecorosa. Passi per il rombo, diventato sinonimo di zero tiri in porta o quasi; per la stanchezza dopo l’impegno in Coppa Italia; per l’ennesima pennichella retribuita dell’irritante Meghni; per la débacle di Zauri versione terzino destro, passato dalla buona prova di San Siro ad un pomeriggio nel frullatore al cospetto di Vargas (il peruviano, comunque, è un consiglio per gli acquisti).
Ciò che non trova alibi è l’atteggiamento della squadra, pressoché inesistente sul piano della determinazione, tanto da lasciare in secondo piano il cartellino rosso per Dabo: al millesimo replay riesce ancora difficile cogliere la gravità del fallo (prima ammonizione) e della protesta (seconda ammonizione). Quando si dice l’uniformità…








