Rocchi ai tifosi: “Chiederemo scusa sul campo”

di Gianluca La Penna

Martedì, 29 Aprile 2008

rocchi_manfre.JPGCristian Manfredini autentico ‘one man show’, Tommaso Rocchi sorridente e pronto a tornare in campo da protagonista. I due giocatori biancocelesti – accompagnati dal team manager Maurizio Manzini - sono stati protagonisti dell’incontro tenutosi stamattina presso l’Istituto ‘Aldo Moro’ di Sutri. Circa 200 ragazzi della scuole medie inferiori hanno accolto i propri beniamini, disponibili come sempre a soddisfare le esigenze dei piccoli fan. Che la voglia di parlare in Casa Lazio fosse molta si è capito subito, quando il numero 18 ha risposto a chi gli chiedeva se fosse d’accordo con il presidente Claudio Lotito che si auspicava le scuse della squadra ai tifosi dopo la debacle contro la Juventus: “Sono dello stesso parere del presidente, ha detto cose giuste – ha sottolineato il bomber veneto – Noi vogliamo chiedere scusa ai nostri tifosi, il momento è negativo e non siamo contenti di fare certe partite. Siamo in silenzio stampa e le scuse le faremo quando potremo parlare – ha aggiunto – Intanto inizieremo sul campo, con i fatti e non con le parole, partendo da Lazio-Palermo e continuando fino a Lazio-Inter”. L’attaccante, sollecitato sul punto, ha detto la sua anche sull’ipotesi ritiro anticipato. “Sono scelte della società – ha precisato l’ex empolese – Siamo dei professionisti, l’intero gruppo Lazio rispetterà le decisioni della società ma siamo consapevoli di questa situazione”. Manfredini è parso particolarmente contento di incontrare i supporters dell’Aquila, spiegando in primis come tra vita privata e calcio non ci sia conciliazione, “perché la prima ha l’assoluta precedenza”, rivelando poi il suo approccio al mondo del calcio. “Essendo un bambino adottato, i miei genitori mi portarono a giocare a pallone per socializzare – ha detto l’esterno sinistro – Sono stato 5 anni nelle giovanili della Juventus e purtroppo molti compagni non sono arrivati al calcio professionistico”. Dato ribadito da Maurizio Manzini, che ha specificato come “solo un ragazzo su 300.000 raggiunga il calcio che conta”, chiudendo il proprio intervento narrando al silenzioso uditorio la particolarità dell’essere Laziali. Infine, Rocchi ha svelato il motivo del gesto, fatto con la mano destra dopo ogni segnatura: “Mia figlia Camilla a 7/8 mesi per chiamare me e mia moglie ci indicava così, con qualcosa che assomigliava ad una pistola. Da lì è nata la mia esultanza”. Zauri&Co incontreranno nuovamente i tifosi il 15 maggio a Fabrica di Roma.

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