Alla Lazio serve un progetto, ripartendo dai tifosi. Le scelte spettano a Lotito

di Gianluca La Penna

Sabato, 10 Maggio 2008

catlaz_200408_2.jpg“Errori sono stati fatti, chi è capo di questa società ha tutti gli elementi a disposizione per analizzarli e per evitare di ripeterli, ripartendo dal bene supremo del club: i tifosi”. Questo il cuore della lunga intervista concessa stamattina da Delio Rossi, all’indomani delle dimissioni del ds Walter Sabatini. Se le percentuali di permanenza a Roma del tecnico riminese ultimamente apparivano in forte calo, i pensieri odierni e la manifesta volontà di partire dal progetto Lazio, insieme con i tifosi, fanno credere che anche l’anno prossimo il futuro di Delio possa tingersi di biancoceleste. Nel colloquio con la stampa l’ex atalantino ha più volte passato la palla a Lotito, artefice ultimo di ogni decisione nel quartier generale dell’Aquila e al quale spetterà la parola definitiva sul futuro tecnico. Passando al campo, per la trasferta di Genova 19 i convocati, non partiranno Del Nero, Diakite, Firmani, Tare, Vignaroli, Berni, Radu, Baronio e Meghni.

Mister Rossi, un pensiero sull’addio di Sabatini.

“E’ stato un evento inaspettato, l’ho saputo ieri sera a cena da Walter che mi ha riferito quanto scritto dai giornali. Non ero d’accordo, perché ritengo che il lavoro di una persona valga valutato sul lungo periodo, e non credo una stagione negativa possa cancellare tre anni di bilancio positivo. Mi trovo in difficoltà a parlare di Walter perché io mi lego alle persone, più che ai professionisti. Sicuramente perdo un amico”.

Che rapporto ha avuto con il ds?

“Ottimo, anche se iniziato in maniera burrascosa perché non ero una sua espressione d’allenatore, però ci siamo conosciuti e ci siamo apprezzati, chiarendo le cose di persona. Un legame leale, quindi interromperlo in questo modo per un’annata storta non è giusto, anche perché poi viene fuori il discorso che se fossimo passati in Coppa Italia sarebbe cambiato qualcosa. Voglio dire che una singola partita non deve influire sul destino di un progetto, questo vorrebbe dire che non c’è un progetto”.

Lei si sente un po’ più solo?

“Di Walter ho apprezzato l’onesta, l’intellettualità, il modo leale di rapportarsi e di fare autocritica, anche eccessiva: ieri mancava solo che si autoflagellasse. Sono in difficoltà perché privilegio il rapporto umano rispetto a quello professionale”.

Si deve incontrare con Lotito?

“Dobbiamo vedere cosa è giusto fare per la Lazio. Spesso dimentichiamo che il bene supremo resta il club, poi il resto passa, ma deve esserci un progetto per evitare che ci siano solo annate storte”.

E’ preoccupato per il futuro?

“Le persone si valutano per quello che fanno, per come operano. Sicuramente la situazione non è rosea ma il futuro non è così negativo come sembra ora. Ci sono delle basi forti per ripartire, dopo tre anni hai tutti gli elementi a disposizione, ma questo credo debba farlo il presidente. Errori sono stati fatti, alcuni preventivabili altri no, e certi rischi che hai assunto te li dovevi assumere sapendo che rischiavi. Ripeto, il presidente ha tutti gli elementi a disposizione”.

Cosa sogna per la Lazio?

“Io ripartirei dai 40.000 che c’erano con l’Inter, i tremila di Madrid, perché io so che dietro a loro c’è tanta gente che ha tanto trasporto per questi colori, che però va aiutato, ma non con le parole. Io ripartirei da quello, quello è il bene supremo perché non può essere venuto meno l’amore per questa squadra. Starà al presidente fare cosa è giusto fare per riportare più persone possibili ad avere quella passione che in determinati momenti scema. E’ non è legata neanche ai risultati, come dimostra l’anno scorso dove nonostante fossimo andati oltre le aspettative non c’era entusiasmo. Si è persa la rivendicazione nell’amore per questa squadra, amore che non è sopito”.

Oltre ai risultati mancati, quali errori hanno portato i tifosi ad allontanarsi?

“Sicuramente c’è uno scollamento, da quando sono arrivato è così. Non ho mai vissuto l’era dei 40.000 abbonati, difficile farsi un’idea, anche se ogni tanto vedo la passione riaccendersi e vorrei capire il perché. Ripeto, non dipende dai risultati come prova l’anno scorso”.

Sabatini ieri ha spiegato come il suo addio sia legato alla volontà di dare una spinta al mercato perché finora non si sarebbe fatto molto.

“Posso sapere a grandi linee il lavoro altrui. Io do delle indicazioni alla società, non ho mai pensato di essere un tuttologo. Io già adesso dovrei programmare fra due anni, per il mio modo di intendere il calcio, ma so anche che nel calcio il risultato fa la strategia. Non sono io a gestire la società di calcio”.

Due anni fa, durante il ritiro in Austria, lei disse che voleva solo chi riteneva la Lazio solo la prima scelta in assoluto. Oggi, se rifacesse lo stesso discorso, quanti calciatori la seguirebbero?

“Molti, anche fra quelli importanti che farebbero parte della strategia”.

Nei colloqui avuti con Lotito, si è parlato anche di una figura che facesse da cuscino tra lo spogliatoio e la società? Penso in tal senso a quello che Peruzzi avrebbe potuto dare quest’anno in quel ruolo, come auspicato da lei e Sabatini, anche per evitare la sua “solitudine” in questo silenzio stampa record.

“L’allenatore è solo perché prende decisioni e viene giudicato in base ai risultati. Io i suggerimenti li do, poi possono essere recepiti o meno. Non conosco l’esito della vicenda Peruzzi, io posso avere espresso un giudizio…Forse Sabatini ha spinto per tenere Peruzzi perché qualcuno gli ha detto che Angelo poteva essere la persona giusta….”.

Lei e Sabatini vi siete presi le vostre responsabilità: non sarebbe giusto lo facesse anche la squadra?
“Detto che per me in linea generale il silenzio stampa non ha mai senso. Il giocatore che viene qui, parla e dice la sua, siamo alla letterina di natale perché calciatori e giocatori vanno valutati per quanto fatto in campo, quello è l’unico metro”.

Concorda con Sabatini quando parla di sopravvalutazione della rosa dello scorso anno?

“No. La squadra non è stata integrata in maniera idonea, quest’anno c’è il rischio che venga sottovalutata”.

Passando al match con il Genoa, domani ha paura di fare una brutta figura date le molteplici distrazioni?

“Questa paura c’è sempre. Io sono convinto di no, ma anche altre volte lo ero. Noi dobbiamo finire dignitosamente per dare modo alla società di valutare serenamente, anche perché fin’ora abbiamo disputato 52 match, una più dell’Inter. Quelle che restano sono le due partite più difficili della stagione, ai miei giocatori dico che le motivazioni devono essere interiori, non devono essere legate al pubblico, alla tv o agli obiettivi, altrimenti non giocherà mai per qualcosa di importante. Chi ha motivazioni interne riesce ad elevarsi, chi no è destinato a fare una carriera di alti e bassi”.

Al tifoso della Lazio, da uomo di campo e di calcio, cosa direbbe oggi?

“Di avere fiducia ora che nessuno ne ha”.

 

 

 

 

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