Materazzi-Kharja-Del Piero, i tre volti del thriller
di Gino GuarisiLunedì, 12 Maggio 2008
“Sembrava tutto finito”: per questa frase, ripetuta alla stregua di un mantra, passano una settimana di attesa, 90 minuti di classifiche continuamente riscritte da capo e un finale comunque memorabile.
Il piatto forte è ovviamente il pomeriggio del Meazza, con uno stadio pronto a far festa e i dubbi sull’impegno del Siena: i toscani se le giocheranno fino in fondo, ma che non suoni come un alibi per chi ha demolito ogni record di masochismo, alzando a più riprese l’asticella con la continuità di un Sergej Bubka.
Non aver chiuso la partita dopo l’inzuccata di Vieira può dipendere anche dalla malasorte, mentre la coproduzione Burdisso-Julio Cesar sull’1-1 stona decisamente a certi livelli; mai, però, quanto la frettolosa sufficienza con cui Mancini toglie Balotelli, dal quale l’Inter è ormai dipendente. Una mossa da partita già vinta, e la prestazione del suo sostituto Suazo – imbarazzante quando non ha praterie per il contropiede – contribuirà a dimostrare il contrario.
Protagonista alla rovescia Materazzi, graziato dall’incerto Gava in occasione della consueta, assurda entrata-killer su Locatelli: d’accordo sul lancio dei direttori di gara più inesperti, ma è troppo chiedere un minimo di gradualità? L’errore arbitrale si ritorce contro i padroni di casa, poiché Matrix si inventa centravanti aggiunto “parando” un paio di conclusioni a colpo sicuro e si appropria del rigore – peraltro dubbio – prima di fallirlo: il tutto contro le indicazioni del tecnico, e in una raffica di labiali che lascia presagire un gran volare di stracci nel momento meno opportuno.
Disorganizzazione patologica, gambe tremanti in vista del traguardo, clima anarcoide senza freni: al netto del terremoto di Calciopoli, l’Inter morattiana è sempre la stessa. E con una simile mentalità non si va lontano.
Poco da aggiungere riguardo alla Roma, che timbra il cartellino contro un avversario assai meno motivato, mentre i rivali cittadini della Lazio risorgono contro il Genoa in una gara della serie “intanto che non ci sente nessuno”. Il redivivo Mauri riaccende una manovra offensiva che sembra incapace di prescindere dal suo miglior stato di forma: limite del collettivo, merito del giocatore o atto d’accusa per il suo prolungato status di assente ingiustificato? La vittoria di Marassi registra segnali di vita anche da Rozenhal, sin qui del tutto indecifrabile.
Novità più succose nella corsa alla Champions: tagliate fuori Samp (che rovina l’addio di Amauri a Palermo) e Udinese (a secco in casa contro l’inarrestabile Cagliari), la Fiorentina inverte la tendenza al ribasso regolando un Parma disperato quando gli uomini di Cuper finiscono la benzina.
Bel colpo di reni dei viola, ma a nulla sarebbe valso senza il black-out del Milan, saltato come una lampadina bruciata dopo una rimonta impensabile. Valga come commento la cavalcata incontrastata di Hamsik sull’1-0: quando una squadra è così scarica sul piano della reattività, diventa superfluo parlare di tattica. Domenica Fiorentina-Torino e Milan-Udinese, con gli uomini di Prandelli obbligati a vincere per non farsi risucchiare e beffare da una classifica avulsa sfavorevole.
A proposito di Toro, i granata si salvano contro il Livorno come l’anno passato: allora fu festa per due, mentre oggi per i labronici arriva la matematica retrocessione. È l’unico verdetto nella zona calda della classifica, che pure aveva già i tre nomi per la serie cadetta fino a un minuto dal termine: finché Del Piero, riportando a galla i suoi contro il Catania, ha strappato gli etnei da una posizione di classifica irraggiungibile.
La zampata di Alex riscrive anche il copione della volata scudetto: perché nerazzurri e giallorossi non affronteranno una formazione condannata (Parma) e una tranquilla (Catania), ma due avversari sul filo del rasoio. Pesano anche qui gli scontri diretti: siciliani in vantaggio sui gialloblù emiliani (a quota 37), ma in ritardo nei confronti dell’Empoli (a quota 36).
Per i toscani, che se la vedranno con un Livorno già in B, non mancano le combinazioni favorevoli nonostante la pesantissima battuta d’arresto a Reggio. Niente da dire sul loro gioco, anzi: ma quando in una squadra c’è chi segna i gol (da fuoriclasse la freddezza di Amoruso per il 2-0 finale) e nell’alta chi li prende (il rientrante Bassi, decisamente rivedibile sulla sassata di Barreto)…
Calabresi condotti in salvo – e con una giornata d’anticipo – da Nevio Orlandi, promosso a sorpresa quando la cura Ulivieri iniziava a dare risultati: sembrava una mossa per preparare in anticipo il dopo-retrocessione, di fatto una dichiarazione di resa per l’annata in corso. In molti la pensavano così, e chi scrive non fece eccezione: i complimenti al tecnico amaranto sono, quindi, doppiamente dovuti.








