“Lui era mio papà”, presentato il libro sull’indimenticabile Cecco
di Gianluca La PennaMercoledì, 9 Luglio 2008
“Papà non è mai stato dimenticato e vivrà sempre nei vostri cuori e nei miei occhi”. E’ serenamente toccato Stefano Re Cecconi, 35 anni, quando smette di raccontare la genesi e le motivazioni che l’hanno portato a scrivere, con la collaborazione di Sandro Di Loreto, il romanzo sull’uomo Luciano Re Cecconi. L’angelo biondo del primo scudetto biancoceleste muore in un pomeriggio del gennaio 1977 dopo un tragico scherzo in una gioielleia di Via Nitti, ha soli 29 anni e il suo destino segue quello del Maestro, Tommaso Maestrelli, ucciso da un cancro al pancreas due mesi prima. “Lui era mio papà” (Edizioni Reality Book) è la storia di un uomo generoso, determinato, consapevole dei propri limiti, così come lo raccontano Vincenzo D’Amico, Felici Pulici, Guido De Angelis, Bob Lovati, Maurizio Maestrelli, Gigi Martini, Mauro Mazza, Giancarlo Oddi e Carlo Regalia, il primo a scoprire il centrocampista quando già sbuffava con la maglia della Pro Patria.
Stefano, come nasce e perché il libro su tuo padre?
“E’ stato il mio editore, incuriosito dall’amore che a Roma circondava mio padre e le ripercussioni che ciò determinava nella mia vita personale. Nel 2005 ho lasciato Milano, dove lavoravo in una multinazionale americana, per venire a Roma compiendo un vero salto nel buio. Grazie ad alcuni amici ora sono sereno, abito a Lunghezza e ho un impiego presso la Finmeccanica”.
Che libro è “Lui era mio papà”?
“E’ la storia di un uomo generoso, determinato, che non ha mai dimenticato le proprie origini. In tutti i racconti emerge la figura di un uomo che amava il suo lavoro, la sua famiglia e dava tutto, sempre. Sapeva che la vita di un calciatore è breve e quindi già pensava al futuro. Con il presidente Lenzini infatti era d’accordo per assumere il ruolo di responsabile del settore giovanile una volta smessi gli scarpini”.
Il goal di Cecco al Milan resta forse il boato più grande della storia dell’Olimpico. Cosa provi ripensando a quel momento?
“Ho la sensazione di essere senza fiato, quasi in trance. A volte allo stadio mi stacco dalla partita e vedo i volti della gente, ripenso a papà e sento un grande orgoglio”.
Ti è mai capitato di passare al Fleming?
“Solo una volta, tre anni fa. Io ho scritto della vita di papà, non della sua fine. Lo voglio ricordare con il suo sorriso”.
Cosa era la Lazio per Re Cecconi?
“Una seconda pelle…. E’ la cosa più importante della mia vita, insieme alla mia famiglia. Sentire l’affetto della gente, vederlo nelle foto e nelle immagini di repertorio mi dà la sensazione di toccarlo. E io non ci sono abituato, avevo quattro anni quando…”.
Alla libreria “Dehoniana Books” erano presenti molti tifosi, oltre al direttore del TG2 Mauro Mazza, Massimo e Maurizio Maestrelli, Felice Pulici, Tony Malco, Guido De Angelis, il professor Pino Capua, Alberto Mandolesi e il conduttore Gianni Elsner, che dal 5 novembre 1976 conduce “Te lo faccio vedere chi sono io”, programma cult della radiofonia capitolina che prende il nome dalla sigla di Piero Ciampi, brano scelto proprio da Luciano Re Cecconi il 4 novembre 1976.








