Tutti a Pechino
di Roberto TaglieriGiovedì, 14 Maggio 2009
Il primo trofeo della nuova era. Davanti al proprio pubblico e nel suo stadio la Lazio non fallisce l’obiettivo. Così i biancazzurri si portano a casa la quinta Coppa Italia, dopo l’ultimo successo maturato nel 2004 con Mancio allenatore. Due squadre che si equivalgono, due allenatori emergenti ma con un palmares sostanzialmente vuoto, due campioni a confronto, Zarate e Cassano, ma un gran vantaggio per la Lazio, quello di giocarsela in casa propria. E il pubblico stavolta non tradisce, perché l’Olimpico con un colpo d’occhio veramente indimenticabile, è strapieno di sostenitori laziali a cui si uniscono i 18.000 doriani arrivati a dar man forte alla propria squadra. Diversi però gli stati d’animo della vigilia: biancazzurri scossi per una sconfitta in campionato veramente inconcepibile, al contrario dei blucerchiati, gasati dalla cinquina alla Reggina. Per Mazzarri formazione annunciata; manca Raggi, gioca Stankevicius ma per il resto la squadra è quella resa nota alla vigilia, con Cassano e Pazzini a far paura davanti. Nella Lazio alla fine Pandev dolorante ed acciaccato riesce a scendere in campo; Brocchi, Foggia ma anche Dabo sono i prescelti per far compagnia a Ledesma e cercare d’arginare il centrocampo a 5 degli ospiti. E così dopo una spasmodica attesa finalmente ha inizio la gara in un frastuono assordante. Lazio subito in avanti e subito in rete: Zarate al 4’ sorprende tutti con una delle serpentine che lo hanno reso proverbiale e con una saetta a fil di palo inganna anche Castellazzi. Imparabile l’1-0 di Maurito che ricorda il goal del Derby. Ledesma cerca di sorprendere il portiere blucerchiato con una punizione a spiovere al 13’ che finisce tra le braccia di Castellazzi. Pazzini cerca una replica poco dopo ma il colpo al volo va in curva. La Lazio si dimostra molto aggressiva; i giocatori sono tutti molto attenti anche se appaiono un po’ contratti. Al 27’ Kolarov da lontano spara in porta; Castellazzi non trattiene e arriva Pandev che a botta sicura spedisce di nuovo sul portiere, sprecando così l’occasione per chiudere la gara già nel primo tempo. Invece la Samp riapre la partita al 31’: Cassano inventa un cross a tagliare per Stankevicius, che da solo riesce a mettere in mezzo per Pazzini che di testa spizza in rete dal centro dell’area di rigore l’1-1. Sul finire Cassano su punizione cerca il tiro fortissimo ma centrale che Muslera mette in corner per la sua prima parata della serata. Nella ripresa la Samp rischia subito di raddoppiare: Cassano dal fondo mette in mezzo per Sammarco che non raggiunge la palla ma Kolarov salva provvidenzialmente sulla linea. Replica Foggia che salta un paio di uomini e serve Zarate, che non riesce a deviare sotto porta. Al 58’ una discesa di Zarate mette in moto Pandev, che non riesce a girarsi, poi un campanile di Pandev pone Foggia in condizione di segnare ma l’ala biancazzurra manda alto. Un break doriano manda Stankevicius al tiro, che Muslera blocca tranquillo al 65’ ma è la Lazio a fare la partita; peccato che tutto s’infrange contro il muro degli uomini di Mazzarri, bravi a raddoppiare su tutti i portatori di palla ma anche troppo fallosi. Entra Rocchi ad un quarto dal termine per Pandev. Un lampo di Zarate imbecca proprio Rocchi, che non aggancia in corsa al 79’, proprio quando Del Nero subentra a Foggia. C’è tempo per un tiro cross di Licht e due conclusioni alte di Ledesma e di Brocchi prima dei supplementari. Al 4’ Cassano prova la gran conclusione da lontano che sfila alta e poi nulla più. La gara è sempre più bloccata, ma nel secondo tempo un’altra discesa di Cassano concede la possibilità di battere a rete a Pazzini, che si fa anticipare da De Silvestri. E mentre la Samp colleziona cartellini gialli, al 10’ Lichtsteiner è atterrato in area però Rosetti non fischia nulla tra le proteste laziali. Ma il destino è segnato: arrivano i rigori. Prescelta è la curva Nord, proprio sotto ai doriani. Muslera stoppa il primo di Cassano, mentre Ledesma fa centro, così come Palombo. Rocchi invece colpisce il palo. Pazzini, Rozehnal, Gastaldello, Kolarov, Accardi, Zarate, Del Vecchio e Lichtsteiner è la sequenza dei gol, fino all’errore di Campagnaro. E’ ora il turno di Dabo, che freddamente trasforma, piazzando alla destra di Castellazzi la palla della storia. Contro tutto e tutti: alla faccia di un ambiente sempre ostile, di una stampa nemica, dei calunniatori e detrattori, dei gufi dell’altra sponda, la Lazio ha vinto e scuce la coccarda proprio ai cugini: quelli degli “zseru tituli”. Emblematiche le lacrime di Rossi: un traguardo sudato, sofferto, ma proprio per questo ancora più bello, che infonde morale e da cui si deve ripartire. E questa vittoria vuol dire anche un sacco di soldi: denaro fresco che arriverà anche grazie alla finale di supercoppa italiana di Pechino. La stagione è salva e pure la cassa. Grazie ragazzi.
LAZIO SAMPDORIA 7 – 6 dopo rigori (1 -1 dopo tempi regolamentari - 4’ Zarate 31’ Pazzini)
LAZIO
Muslera, Lichtsteiner, Rozenhal, Siviglia, Kolarov, Ledesma, Brocchi (12’ supp.’ Brocchi), Dabo, Foggia (79’ Del Nero), Pandev (73’ Rocchi), Zarate.
All: Rossi
SAMPDORIA
Castellazzi, Accardi, Campagnaro, Lucchini (5’supp. Gastaldello), Stankevicius, Sammarco (90’ Dessena), Franceschini (82’ Del Vecchio), Pieri, Palombo, Pazzini, Cassano.
All.: Mazzarri.
Arbitro Rosetti








