Maurito for ever
di Francesco TroncarelliGiovedì, 21 Maggio 2009
9 a Mauro Mazza Matias Almeyda Mandrake Zarate (olè!)
E’ di un’altra categoria. Parte in quarta e se ne va. Fa reparto da solo. E non potrebbe essere altrimenti visto che è un ET sceso sulla terra a dare lezioni di calcio. Nella serata della passerella finale in casa dopo la conquista della Coppa Italia, è lui che dà lo sprint alla squadra con la coccarda sul petto, segnando un altro gol da campione. E sarà su di lui che bisognerà costruire la formazione per l’anno prossimo, mentre corrono le voci su chi ci sarà e chi se ne andrà. Mauro Zarate, un nome, una garanzia. Il vero numero 10 di questa città. Altro che palloni bori. Maurito for ever. Il più forte.
7 ad Al Bano Carrizo
A due partite dal termine, viene fuori a sorpresa come il coniglio dal cilindro di Silvan, il Carrizo che non ti aspetti. Perché para ( due interventi clou, nel primo tempo su Carmona e nel secondo su Brienza) e fa pure la gambeta un paio di volte fra gli applausi generali. E, naturalmente, esce a vuoto, tanto per non smentirsi. Qualcosa però non quadra. Vi pare possibile che adesso che dovevamo sbolognarcelo per acchiappare qualche pedina buona, si sia messo a fare il portiere per davvero? Ai posteri…
7 a San Marino-Andorra-Liechstein
Dove lo metti sta. In attacco? In difesa? Sulla fascia? Il Forrest Gump de noantri biancocelesti è il jolly della Mitica: polivalente, multifunzionale, onnipresente. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Come il caffè. Non se ne può fare a mano.
7 a Carlos Monzon LEDESMA
Il regista retrodatato come Pupi Avati, ha tirato le fila del centrocampo senza soluzione di continuità. Specializzato nel gioco sporco e nel taglia e cuci come nessun altro nel Belpaese pallonaro, er Lumaca è uscito dal campo sudatissimo e stremato dando l’ennesima prova del suo valore. Ed è stata un’uscita malinconica anche per lui, che se ne va, dopo aver dato il fritto per tutti questi anni, senza i giusti riconoscimenti. Che peccato.
6 e tre quarti a Zibidì Zibidè Diakitè
Più in palla rispetto a Palermo, ha sovrastato gli avversari con numeri d’alta scuola di lotta libera applicata al calcio. Mastino vero, ha messo la museruola che gli ciondola al riaparecido Corradi, e se lo è portato a spasso per l’area. E se qualcuno dei reggini si azzardava a qualche mossa velleitaria, mostrava i denti, mandandoli subito in fuga. Bau bau insomma e buonanotte al secchio.
6 e mezzo a Tibidabo DABO
L’assist che ha confezionato a Maurito, dopo un abilissimo controllo di palla, è stato da applausi a scena aperta. Gli stessi che ha ricevuto per il rigore-che-non-si scorderà-mai appena una settimana fa. Come dire, ormai è entrato nella Storia.
6 e mezzo a Gatto Silvestro e Coca Kolarov
Due siluri. Uno sulla fascia, e l’atro “sulli piedi”. Come corre Lollo, così fa correre la palla sulle punizioni il Roberto Carlos di Formello. E c’è da scommettere che saranno quelli che correranno più di tutti pure l’anno prossimo.
6+ a Pasqualino Settebellezze e se son Rosental
Potevano dare qualcosa in più. Invece si sono limitati a svolgere il compitino assegnatogli, senza colpo ferire. Come Ficarra e Picone a “Striscia”, bravi ma senza guizzi particolari. Proviamoli al “Chiambretti night”, hai visto mai…
6+ a Telly Savalas Kojak
Molto movimento davanti a Puggioni. Indispensabile per far rifiatare la squadra dal pressing reggino. Si è esibito poi anche nel suo numero preferito, il ruzzolone in area. Un classico probabilmente, alla ricerca del rigore perduto. E vedrete che se continua a giocare, je lo daranno.
6 a Ettore Scola Fieramosca Mendicino in Andromaca
Avevamo chiesto al Sor Delio di rivederlo, per poterlo giudicare meglio. Il mister ci ha accontentato. Ma stavolta lo si è “visto” di meno rispetto al quasi esordio a Palermo, perchè si è sacrificato molto sulla fascia. Crescerà.
6- - a Macedonia PANDEV
In quel pallonetto fallito col suo piede buono (il sinistro), c’è tutto il Pandev di quest’anno senza acuti e molte ombre. Paradossalmente, ora che reclama grana a pacchi, si è confermato tanto fumo e poco arrosto. Prima s’involava, poi si è involuto. Mo’ è rimasto solo l’involtino. Adieu.








